UNA CENA ARMENA

Pubblicato da Marino Filippo Arrigoni il 19 settembre 2011 nella categoria Varie

PICCOLO TEATRO MAURO BOLOGNINI – Pistoia

Venerdì 24 Febbraio 2012, ore 21:00 (FUORI ABBONAMENTO )
Sabato 25 Febbraio 2012, ore 21:00

UNA CENA ARMENA al BologniniUNA CENA ARMENA (prima regionale)
di Paola Ponti
con Silvia Ajelli Antonella Attili  
regia Danilo Nigrelli

consulenza storica e culinaria Sonya Orfalian
scenografia Luigi Perego
luci Giorgio Cervesi Ripa

produzione Màlbeck Teatro/Comune di Bari

L’idea di questo testo nasce dall’incontro di Màlbeck Teatro con Sonya Orfalian, figlia della diaspora armena. Sonya Orfalian ha trascorso la sua infanzia come rifugiata in terra di Libia. All’età di undici anni, dopo il colpo di Stato di Gheddafi, ha trovato asilo a Roma, dove vive ancora oggi e svolge la sua attività di artista. Cucina d’Armenia è il suo primo libro: fra una ricetta e l’altra, vediamo scorrere il passato del padre, armeno palestinese, rifugiato in terra di Libia e vissuto senza avere mai avuto una cittadinanza n&eacut; un passaporto, ma solo un lasciapassare verde con la scritta: “Palestinian Refugee in Libya”.
Una donna e una ragazzina incrociano le loro strade in una notte al calore dell’”ojàkh”, il focolare, mentre fuori impazza una tormenta di neve. Gayan&eacut; ha cinquant’anni e una memoria antica, figlia della diaspora del popolo armeno e sopravvissuta al tentativo sanguinario del popolo turco di annientarla. Nina è appena uscita dal liceo, è fresca, sbarazzina, a tratti comica. Le due donne si muovono nello spazio come due bestie in gabbia, che lentamente cominciano ad annusarsi. Nina comincia a curiosare in casa e trova alcuni oggetti: il tavlì (backgammon), metafora della guerra e rigorosamente usufruibile solo dagli uomini, uno strano vecchio cestino usato dalle nonne quando si andava al bagno turco nei giorni di festa e che conteneva gli “eshklìk” (così pieni di peperoncino da far bruciare le labbra e il mento a causa della dilatazione dei pori per l’umidità), un piccolo crocefisso, rigorosamente della Chiesa Apostolica Armena. E poi la città di Urfa, l’antica Edessa, la città d’origine di Gayan&eacut;: “Ho visto di recente una fotografia del quartiere armeno di Urfa. Vi ho cercato subito un segno, cercavo in verità mia nonna, la cercavo affacciata alla finestra della sua casa con la mano che salutava. Volevo trovare un particolare, qualcosa che mi aiutasse ad identificare la sua casa, sebbene sapessi benissimo che nessuno avrebbe potuto, ne potrà, aiutarmi a marcare con un cerchio la casa dei miei cari.”
Una cena armena è la storia di due donne, antitetiche tra loro e insieme specchio della propria immagine, che hanno alla fine la forza di guardarsi in faccia e di passarsi forse un testimone.



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