MELANCHOLIA

Pubblicato da Marino Filippo Arrigoni il 23 novembre 2011 nella categoria Cinema Olimpia Margine Coperta

mercoledì 7/12/2011 (ore 22.00) giovedì 8/12/2011 (ore 21.30) venerdì 9/12/2011 (ore 22.00)

 

Layout 1di Lars von Trier, con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, Alexander Skarsgård, John Hart,Udo Kier, Brady Corbet, Stellan Skarsgård [drammatico/catastrofico, 130’,  Danimarca/Svezia/Francia/Germania, 2011]

 Justine arriva con il neomarito alla festa delle nozze che il cognato e la sorella Claire le hanno organizzato con un ritmato protocollo. Justine sorride molto ma dentro di sé prova un disagio profondo che la spingerà ad allontanarsi in più occasioni dai festeggiamenti provocando lo sconcerto di molti, marito compreso. Non si tratta però solo di un malessere esistenziale privato. Una grave minaccia incombe sulla Terra: il pianeta Melancholia si sta avvicinando e, benché il mondo scientifico inviti all’ottimismo, il rischio di collisione e di distruzione totale del globo terrestre è più che mai realistico. Tempo dopo, con Melancholia sempre più vicino, sarà Claire a invitare a casa sua la sorella. Scrive Sigmund Freud, in Lutto e melanconia: «La melanconia  è psichicamente caratterizzata da un profondo e doloroso scoramento, da un venir meno dell’interesse per il mondo esterno, dalla perdita della capacità di amare, dall’inibizione di fronte a qualsiasi attività e da un avvilimento di sé che si esprime in autorimproveri e autoinganni e culmina nell’attesa delirante di una punizione». Dopo l’evento dinamico luttuoso che apriva Antichrist, Lars Von Trier affronta il polo opposto e complementare del testo freudiano per procedere nel medesimo discorso intimo, dire nuovamente, a cuore in mano e possibilità di lettura metaforica universale, della propria depressione, della propria, consapevole Melancholia. Due sorelle, due donne che il ‘misogino’ per definizione del cinema europeo prende questa volta, in particolare Justine, come rappresentanti di se stesso. Di Justine condivide la sensazione viscontiana di fine di un mondo che merita di dissolversi e, al contempo, il dissacrante e sofferente distacco da tutte le convenzioni. In Claire vede il bisogno (registico) di ‘mettere ordine’, di trovare un senso, di controllare anche l’ineluttabile. Le circonda di una folla vinterberghiana (Festen) ritrovando parte degli stilemi del Dogma, nella prima parte, per poi, progressivamente, lasciarle sole con il figlio bambino della seconda e con la Natura. Mettendo da parte le controversie più esplicite e più triviali del suo cinema, e battendo invece là dove la complessità vera del suo cinema è sempre stata, invisibile ai più, a quanti si fermavano alla provocazione che per lui è sempre stato ironico sberleffo intellettuale, Lars von Trier pare voler segnare l’ennesimo punto a capo di una carriera multiforme e coerentissima, con una maturità e una consapevolezza anche stilistiche che stupiscono. E colpiscono diritte al cuore. E allo stomaco. Melancholia sta arrivando. E’ la fine del mondo.



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