LOURDES

Pubblicato da Marino Filippo Arrigoni il 29 luglio 2010 nella categoria Cinema Olimpia Margine Coperta

Venerdì 4/6/2010 (ore 21.30)   -  Per festeggiare la consueta pausa estiva chiudiamo con la proiezione

                                                                    gratuita del film in concorso all’ultimo Festival di Venezia 

 

LOURDESdi Jessica Hausner con Léa Seydoux, Sylvie Testud, Bruno Todeschini, Irma Wagner [Austria, Francia, 99']

Tutto girato dal vero nell’omonimo luogo, per sottolineare che fino ad ora l’immagine vera di Lourdes è stata esclusivo appannaggio di documenti ufficiali o di incursioni sperimentali. Il merito della giovane regista austriaca è stato proprio quello di entrare dentro il mondo Lourdes, sia quello sacro o l’indotto che quella sacralità ha determinato: alberghi, centri, ristoranti, carovane, pullman, gadget, statue. Ambientando lì la storia di una giovane donna sulla sedia a rotelle per una sclerosi, e in cerca del miracolo, la Hausner, nei modi allo stesso tempo caustici e compassionevoli che solo i registi austriaci sanno prospettare, riesce a portarci non solo fisicamente ma anche «eticamente » in uno dei luoghi più complessi della fede cattolica, un concentrato pauroso di aspettative e speranze, e certo di tanta sofferenza. Il luogo dove la fede viene interrogata ogni secondo e viene messa in crisi ogni secondo, rimbalzando da una parte all’altra, tra chi vuole avere e chi (ma chi?) dovrebbe dare, almeno una risposta. La Hausner non perde l’occasione per narrare una storia altamente simbolica, centrando il tema dei temi: la ricorrenza della fede nel miracolo nella società contemporanea. Che cosa è il miracolo oggi? Che senso ha il miracolo in un luogo dove i miracoli si chiedono e ce li si aspetta? Alla protagonista accade inspiegabilmente di alzarsi sulle sue gambe il giorno dopo l’ennesima abduzione. Un miracolo o solo il temporaneo affievolirsi di una malattia crudele? Tra fede e scienza, il cinema piazza la sua macchina, quella che in qualsiasi momento può far credere a tutto (al cinema tutto è permesso), che qui si confronta con la verità di un evento e le sua potenzialità. Un film intelligente e spietato, ironico e compassionevole, devoto e caustico. Un film europeo d’autore sul cui genere nessuno sembra più scommettere. [D. Zonta - L'Unità]



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