LA DOPPIA ORA

Pubblicato da Marino Filippo Arrigoni il 2 novembre 2009 nella categoria Cinema Olimpia Margine Coperta

sabato 31/10/2009 (ore 22.00) domenica 1/11/2009 (ore 21.30)


LA DOPPIA ORAdi Giuseppe Capotondi con Filippo Timi, Kseniya Rappoport, Antonia Truoppo, Gaetano Bruno [ Italia , 102', drammatico]

Sonia viene da Lubiana e fa la cameriera in un hotel. Guido è un ex poliziotto e lavora come custode in una villa fuori città. Si incontrano per caso in uno speed date. Lui è un cliente fisso. Per lei è la prima volta. Basta quel primo incontro perché i due provino un’attrazione reciproca che spinge Guido ad invitare Sonia nella villa in assenza del padrone. Lì i due vengono aggrediti da una banda di ladri che svuota la villa. Uno di loro sta per violentare la giovane donna e Guido si getta su di lui per proteggerla…Se questa è la prima recensione che leggete sul film evitate di leggerne altre che possano rivelarvi la trama perché la tenuta del film è affidata a un percorso che lo spettatore deve compiere all’interno degli sviluppi che seguono la rapina in villa. Che sia nero, giallo o profondo rosso, il cinema di genere esercita un doppio sguardo sul mondo e sulle cose. Gioca con l’ambiguità della natura umana, con le luci e le ombre di personaggi che fumano e sfumano i contorni che separano il bianco dal nero, il buono dal cattivo. A partire da un gioco con la sorte che coinvolge il numero doppio che per un minuto all’ora si presenta sugli orologi digitali (00:00, 01:01, 02:02, ecc.), Giuseppe Capotondi esordisce alla regia di un lungometraggio con un noir modulato sull’eco di classici di genere alla Hitchcock, Lang o Polanski. Il film italiano più «internazionale » degli ultimi anni, presentato alla mostra di Venezia, La doppia ora di Giuseppe Capotondi, che non a caso è stato oggetto di molte richieste per remake hollywoodiani. Un melodramma fantasmatico, eccentrico e nero. Anche nelle modalità produttive La doppia ora è inconsueto. Non c’è il solito regista esordiente che vuole a tutti i costi girare la sua storia, tentando casomai di metterci dentro passaggi alterati della sua inimitabile vita. Al contrario c’è una sceneggiatura (scritta, riscritta, limata e soppesata da tre giovani) arrivata sul tavolo di un regista di corti e film pubblicitari, che ha accettato da esordiente una sfida al buio: mettere in scena una macchina narrativa elaborata, giocata su più piani.



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