Artisti a Confronto

POESIA DONNA


4 MODI DI SCRIVERE – 4 MODI DI COMUNICARE


Un confronto fra scrittrici di genererazioni diverse e fra attori del laboratorio teatrale Progetto Idra in occasione della GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA


In collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Massa e Cozzile  abbiamo creato un incontro con poetesse toscane emergenti per conoscere, attraverso letture a più voci (singole e a coppia), opere ancora sconosciute, assolvendo ad uno degli scopi dell’Associazione Progetto Idra che è quello di promuovere testi e/o autori emergenti. Tutti i testi che abbiamo promosso e che abbiamo rappresentato sotto forma di “mise en espace” sono elencati dopo gli spettacoli all’interno della stessa pagina dedicata a ”La Compagnia“.


Con l’accompagnamento musicale di Serena Cinelli (flauto) si sono alternati Marino Filippo Arrigoni, Ilaria Tavanti, Cristina Balducci e Marcella Ferlizzo, recitando le poesie di Abria Tavanti, Clelia Ciriminna, Giovanna Della Maggiore, Lavinia Cioli.


Introduzione da parte dell’Assessore alla Cultura Marzia Dolfi.

Conduttrice Faustina Tori che ha intervistato le autrici.

Sabato 10 marzo 2007 – 0re 16:30 – presso la sala del Museo San Michele di Massa.

Patrocinio del Comune di Massa e Cozzile.


A seguito dell’evento è stato pubblicato un libro, dal titolo omonimo, su iniziativa dell’Assessore Marzia Dolfi, di cui è stata fatto omaggio a tutti gli artisti coinvolti.

 

INTRODUZIONE DEL LIBRO a cura di Marino Filippo Arrigoni (dir.artistico di Progetto Idra):

Poesia e voce…

due termini apparentemente vicini tra loro eppure così tremendamente contraddittori.

La prima è l’essenza dell’anima creativa collocata fuori dal tempo e dallo spazio e non riconducibile a qualcosa di tangibile; la seconda l’esternazione del pensiero attraverso uno strumento che ha connotazioni concrete e arbitrarie e per questo opinabili quindi passibili d’interpretazione soggettiva. Ora, ciò che asserisco può suonare come il giudizio, peraltro oppugnabile, di un esperto; tutt’altro, io parlo da attore e come attore mi affido alle emozioni e le emozioni che vengono suscitate dalla poesia “detta” non sempre corrispondono a quelle della poesia “pensata”. Secondo me le poesie non andrebbero mai lette ad alta voce… Ecco adesso vi chiederete perchè allora ho organizzato una serata di letture. La risposta è semplice e ambiziosa: per sperimentare.

 

Quando ho creato il laboratorio teatrale Progetto Idra quello che avevo in mente era di lavorare sulla ricerca; ricerca del modo migliore per comunicare e al tempo stesso, ovviamente, per imparare a interpretare gli altri. “Artisti a confronto” è stata un’occasione per rintracciare un punto d’incontro su questo piano; incontro non solo fra autore e attore, ma fra di noi che ci esponiamo sulla scena, tentando ogni volta di entrare in sintonia con l’acoltatore, con l’autore, con noi stessi. Un confronto aperto e forse ardimentoso, rispettando ognuno il modo di essere dell’altro, il suo vissuto e i suoi punti di vista.

 

La voce dunque rischia di distorcere l’intenzione dell’autore e cambiare il senso della poesia per come è stata pensata o più semplicemente rischia di svilire il suono lirico che possiede fin tanto che la si legge con gli occhi. A questo punto s’intuisce la sfida un po’ ardita che abbiamo messo in atto. Lo scopo era quello di mettere le autrici di fronte ad un “suono” sicuramente diverso da quello percepito quando hanno “creato”. Non so se abbiano mai riletto le loro poesie ad alta voce (anzi è una curiosità che vorrei soddisfare), comunque sicuramente un suono “interiore” nello scorrere i versi con gli occhi lo avranno sentito.

 

Ecco, per noi attori era interessante suscitare in loro la sorpresa di sentire che i loro versi possono “suonare” anche in altro modo; di sentir sottolineare una strofa anziché un’altra; di porre un accento particolare su una parola. Un modo insomma per capire che lo stesso concetto, la stessa frase o la singola parola possono assumere suoni diversi e quindi significati diversi da persona a persona. Un’occasione insomma per vedere la cosa (la “propria cosa”) da un’altra angolazione.

 

Questo lascia intuire ovviamente quanto sia importante verificare ogni volta se ciò che abbiamo comunicato è stato recepito nel modo giusto, per ridurre al minimo i rischi d’incomprensione o fraintendimento. E’ infatti, questa, una regola che nel nostro laboratorio teatrale adottiamo per migliorare le nostre capacità espressive e che alla fine ci permette di migliorare anche le relazioni interpersonali, poiché genera un’apertura mentale che aiuta alla comprensione e alla tolleranza.

 

Ora, dopo questa dissertazione sulla “comunicazione”, non vorrei ci lasciassimo sfuggire l’eccezionalità che in tutto questo ha la poesia. Bè… non vorrei disorientare il lettore con questo nuovo rovesciamento di pensiero: il fatto è che la poesia non può essere spiegata! Se ciò avvenisse la banalizzeremmo. La poesia vive di luce propria e l’unico scopo che ha (ammesso che esista uno scopo) è quello di suscitare un’emozione a prescindere dalla sua comprensibilità. Ed io, per come vivo la vita, non mi giocherei mai il brivido di un’emozione in cambio di una razionale spiegazione…

 

Marino F. Arrigoni