IL CATTIVO TENENTE – ULTIMA CHIAMATA NEW ORLEANS

Pubblicato da Marino Filippo Arrigoni il 7 ottobre 2009 nella categoria Cinema Olimpia Margine Coperta

(Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans)

 

giovedì 15/10/2009  (ore 21.30) – venerdì/10/2009 16 (ore 22.00)


IL CATTIVO TENENTE di Werner Herzog, con Nicolas Cage, Eva Mendes, Val Kilmer, Michael Shannon [U.S.A, 121', Commedia/Noir]

 Terence McDonagh, ispettore della squadra omicidi del dipartimento di polizia di New Orleans, viene promosso tenente per aver salvato un detenuto dall’annegamento nelle ore immediatamente successive all’uragano Katrina. Nel soccorrere l’uomo, il poliziotto si fa molto male alla schiena e gli viene prescritto un forte analgesico. Un anno dopo Terence lotta per incastrare Big Fate, uno spacciatore che ha massacrato un’intera famiglia di immigrati africani, e combatte anche per dominare la propria dipendenza dal sesso, dal Vicodin e dalla cocaina. Inutile cercare citazioni, differenze e affinità con l’omonimo film di Abel Ferrara. È lo stesso Werner Herzog, in conferenza stampa al Festival di Venezia, a dichiarare di non conoscere il regista americano e di non avere mai visto nessuno dei suoi film. Non di remake si tratta, quindi, ma di opera a sé stante che con il film di Ferrara ha in comune solo il titolo e la deriva del protagonista, un tenente di polizia in servizio a New Orleans in totale dipendenza delle proprie pulsioni, esaltate dalla continua assunzione di droghe di ogni tipo. Non ne ha le contraddizioni e gli eccessi paranoico-religiosi. Terence McDonagh ( Nicolas Cage) non è un santo peccatore né un timorato bestemmiatore, com’era invece il poliziotto irlandese e cattolico interpretato nel 1992 da Harvey Keitel. Profanando la spiritualità malata del film di Ferrara, traccia per il suo protagonista una traiettoria contraria che porta cinicamente dal sacrificio al mero utilitarismo, sconsacrando poi gli squarci metafisici del film originale, trasformati in esilaranti visioni lisergiche. Digressioni herzoghiane di maniera virate in demenziale e messe al posto di illuminazioni cristologiche. Per la sua prima volta in una grande città americana, Herzog non poteva non scegliere un luogo dove l’elemento primordiale dell’acqua è tornato ad esigere il proprio tributo, dove la natura si è imposta sull’uomo ed è entrata da regista nella storia. Anche in America, anche dentro i confini del genere (la crime-story), si può entrare seguendo un serpente e accorgersi con piacere che ovunque c’è di più di ciò che ci si aspettava di incontrare. Cage? Vertebralmente perfetto.



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