COSMONAUTA

Pubblicato da Marino Filippo Arrigoni il 7 ottobre 2009 nella categoria Cinema Olimpia Margine Coperta

giovedì 22/10/2009  (ore 21.30) – venerdì 23/10/2009  (ore 22.00)


Cosmonautadi Susanna Nicchiarelli, con Miriana Raschillà, Claudia Pandolfi, Sergio Rubini, Pietro Del Giudice [Italia, 85', Commedia/Drammatico]

Una bambina sui nove anni esce di corsa da una brutta chiesa. Si precipita per le scale, strappandosi dì dosso il velo, l’abito bianco lungo merlettato della prima comunione. A casa, dietro la porta del bagno chiusa a chiave, finisce di spogliarsi. Alla madre che domanda piangendo: «Perché mi fai questo?» risponde fieramente: ‘Perché sono comunista!’. E’ il 1957. Nei 6 anni tra il 1957 e il 1963, a Roma, borgata Trullo, sezione Pci, ambiente Fgci, passò la Storia. Dal Trullo partì Pasolini e il ‘68, non “La notte prima degli esami”. Di quegli anni chiusi, Cosmonauta racconta l’atmosfera in quella borgata romana: la guerra fredda; le sedi del partito comunista nei seminterrati con le riunioni assembleari atone; l’esultanza per le vittorie spaziali dei cosmonauti sintetici (astronauti erano gli americani) Gagarin, Tereskova, la cagnetta Laika; i lavori di fatica (volantinaggio, affissione notturna di manifesti, cortei) affidati ai ragazzi minorenni della federazione giovanile. Lo fa attraverso la storia di due ragazzi, sorella e fratello orfani di un vero comunista -, la cui madre (Claudia Pandolfi) s’è risposata con Sergio Rubini che loro considerano senz’altro un Fascista. Susanna Nicchiarelli, alla sua opera prima, si assume il compito, più che mai rischioso in tempi ‘mocciani’, di parlare di adolescenza al cinema per di più partendo da un passato che sembra ormai sepolto anche nell’immaginario collettivo. Nel mondo c’era la Guerra Fredda e la corsa allo spazio ne rappresentava in qualche misura le tensioni trasponendole su un piano da leggenda contemporanea. In un’epoca come la nostra in cui le ideologie si sono dissolte la regista ci racconta di una ragazzina che ad una di quelle ideologie si aggrappa per cercare di trovare un senso al proprio esistere. Lo fa in modo confuso (come i suoi coetanei del presente che non hanno più neppure quell’appiglio) provando a individuare una traiettoria tra riunioni in sezione, vendette contro i socialisti ‘traditori’ e, come tutti, nel tentativo di guardare dentro se stessa per capire i piccoli slittamenti del cuore. Susanna Nicchiarelli ama il personaggio che mette in scena. La segue nelle sue improvvise, e talvolta crudeli, ribellioni senza mai giudicarla alternando dramma e commedia dai toni lievi. Bellissimo, senza mezzi termini, il corto animato Sputnik 5 abbinato al film e firmato dalla stessa regista: questi 9 minuti di umanizzazione degli animali, con timbro più apertamente comico, dialogano apertamente con il lungometraggio innescando uno slittamento bestia-uomo (dal corto al film), all’insegna di una paradossale vicinanza ideologica. Come dire: cambia la specie ma restano le stesse “assurde” convinzioni. Passaggio cult: “Sono il primo ratto sulla Luna!”



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