APPUNTAMENTO A LONDRA

Pubblicato da Marino Filippo Arrigoni il 17 novembre 2009 nella categoria Teatro Manzoni Pistoia

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06/11/2009
Venerdì
21:00
 
07/11/2009
Sabato
21:00
 
08/11/2009
Domenica
16:00

Autore: Mario Vargas Llosa
Regia: Maurizio Panici
Interpreti Principali: Pamela Villoresi, David Sebasti
Produzione: Associazione Teatrale Pistoiese/Argot Produzione

Descrizione:
Appuntamento a Londra è una novità assoluta per il teatro, scritta da Mario Vargas Llosa – uno dei più apprezzati scrittori di fama mondiale – che anche in questo testo propone alcune delle suggestioni a lui più care.
Lo spettacolo ha debuttato con grande successo a Spoleto 52 – Festival dei 2Mondi l‘8 e 9 luglio 2009 alla presenza di un entusiasta Vargas Llosa.
La storia che racconta è un‘acuta e profonda riflessione sul tema dell‘identità e sulla vita segreta delle persone.
Lo spettacolo è anche un‘indagine sui valori dell‘amicizia e dei sentimenti, su quel sottile filo che ci lega come esseri umani, come attrazione profonda dell‘uomo per l‘altro da sé.
Due amici d‘infanzia e gioventù, entrambi peruviani, si ritrovano a Londra dopo molti anni durante i quali non avevano avuto più contatti. Nel loro incontro rivivono il passato, mescolando bei ricordi con brutte storie che credevano oramai sotterrate o delle quali, forse, ignoravano l‘esistenza. Un teatro, dunque, fortemente ispirato dalla letteratura in uno scambio fertile tra i diversi linguaggi espressivi.
Il cast attoriale dello spettacolo vede ancora una volta la presenza di un‘attrice protagonista indiscussa del teatro italiano, Pamela Villoresi insieme a David Sebasti.

La versione originale spagnola di Appuntamento a Londra (Al pìe del Tamesis) è stata messa in scena per la prima volta nel 2008 dal regista peruviano Luis Peirano per il Teatro Britannico di Lima, coinvolgendo durante la preparazione dello spettacolo lo stesso Llosa, che dall‘allestimento ha tratto elementi per apportare modifiche alla stesura definitiva.

Note di regia
Un uomo, realizzato, pienamente occupato, apparentemente felice, in una pausa tra un viaggio e una riunione di lavoro, viene sopraffatto da una inquietudine che mette in moto un viaggio soggettivo e interiore, fortemente onirico che lo pone di fronte a se stesso, alle sue fantasie più segrete, a un gioco di specchi e rifrazioni nel quale stenta a ri/trovarsi.
Le proiezioni fantastiche che affiorano dal profondo del suo essere, prepotenti e inarrestabili, attivano e generano un “altro” da sé, attrattivo e repulsivo, fortemente seduttivo.
L‘incontro pone l‘uomo di fronte alla sua possibile altra identità: come un giano bifronte egli si specchia, ‘la sua vita segreta‘ esplode in una serie di variazioni possibili, tutte vengono esplorate, ri/vissute o ri/create.
Lungo tutto il tempo dello spettacolo le ‘identità‘ si rincorrono, si fronteggiano fino a una soluzione possibile, sempre e comunque aperta.
L‘identità: è questo il tema centrale del testo.
E quel complesso di pulsioni/emozioni, sogni e comportamenti che formano nel corso della nostra vita quella che chiamiamo ‘personalità‘, nel protagonista dello spettacolo trovano la più aperta delle rappresentazioni; le possibili vie, le diverse possibilità sono percorse con ansia e desiderio fino a una conclusione non banale, affascinante, temuta, desiderata.
T.S. Eliot nei Quattro quartetti scrive: “… ciò che poteva essere e ciò che è stato // tendono a un solo fine che è sempre presente. // Passi echeggiano nella memoria // lungo il corridoio che non prendemmo // verso la porta che non aprimmo mai // sul giardino delle rose …”.
È in questo crinale, in questa zona di confine, che i protagonisti si muovono continuamente, in bilico tra un mondo reale e uno immaginario altrettanto concreto e vissuto con la stessa intensità della vita vera.
Il testo di Vargas Llosa è un enigma, uno scandagliare la parte più profonda e nascosta di ogni essere umano, come egli stesso afferma: “un argomento che mi ha sempre appassionato… la finzione e la vita, il ruolo che quella gioca in questa, la maniera con cui l‘una e l‘altra si alimentano e si confondono, si respingono e si completano in ogni destino individuale… e il palcoscenico è lo spazio privilegiato per rappresentare quella magia di cui è fatta anche la vita della gente; quell‘altra vita che inventiamo perché non possiamo viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide bugie della finzione”.
Il nostro spettacolo è un gioco teatrale che si avvale anche di linguaggi complessi, immagini proiettate e percepite come fantasmi, che aiutano a rivelare scomode verità sepolte nel profondo del protagonista.
La scena è uno spazio concreto che continuamente apre a una serie di altre possibili visioni, creando così nello spettatore una vertigine, aiutandolo a rompere una visuale del quotidiano verso un altrove possibile, verso un mondo diverso da quello reale.Le musiche originali sostengono questo progetto evocando altri mondi possibili, nostalgie e luoghi perduti, un giardino della memoria che mai risulta essere consolatorio.
La macchina teatrale asseconda e sostiene gli attori impegnati in questo difficile percorso al fine di aiutarli a creare e ri/creare continuamente quella complessità che risponde al nome di identità.
Maurizio Panici

scena Francesco Ghisu – costumi Lucia Mariani – musiche Germano Mazzocchetti – luci Emiliano Pona – video Andrea Giansanti



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